venerdì, marzo 27, 2009

Un Isola che non c'è (ancora)

Chignolo d'Isola alle prese con un progetto di decostruzione e sviluppo sostenibile (belle parole eh?!). Inoltre ipotizzo lo spostamento di un asse viario di previsione che reputo molto invasivo con il territorio agricolo tra Chignolo d'Isola e Bonate Sotto.
E' prevista infatti la costruzione di una nuova bretella che colleghi la A4 con l'asse interurbano piazzata in mezzo ad un'area abbastanza omogenea di campi; un'importante infrastruttura di trasporto se si considera che andrebbe affiancata da una linea ferroviaria. Di fatto temo che la ferrovia tarderà a venire mentre lo stradone, oltre a far percorrere velocemente l'isola da sud a nord, aiuterà a dividere lo spazio in più piccoli lotti in modo da facilitare in futuro lotizzazioni e future espansioni commerciali e/o industriali (una versione territoriale del motto "divide et impera"). La variante proposta si spinge lungo un'espansione industriale in direzione Chignolo per poi porsi più vicina a questo centro, in corrispondenza del quale ci starebbe bene una stazione ferroviaria. Solamente in vista di Terno d'Isola il tracciato riprenderebbe il corso purtroppo già approvato dalla Provincia.
L'aspetto dirompente di questo sogno è la possibilità di modificare e/o rimuovere alcune zone attualmente occupate da scatoliformi capannoni per organizzare il territorio in maniera più razionale ovvero come se ci fosse una sorta di regìa superiore che possa decidere cosa far costruire, dove e impedire altri sviluppi disordinati. Lo so, questo dovrebbe essere il ruolo della Provincia o della Regione (sic). Di fatto ogni comune fa a sè e siccome le casse comunali vanno in qualche modo riempite (soprattutto in questi tempi di magra) ecco che per ogni territorio comunale si forma un comparto industriale o più di uno se c'è la possibilità oppure si lascia costruire a macchia di leopardo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Infrastrutture deficitarie e contemporaneamente un paesaggio compromesso.

Alla lettera A compare un nuovo centro rurale, una frazione, laddove c'erano dei brutti e chiari parallelepipedi: è la frazione di Bassani. Le attività produttive verrebbero spostate nelle aree residuali di una zona industriale a pochi km. verso Capriate e i proprietari dei terreni nel contempo avrebbero la possibilità di realizzare residenze e avere un ritorno economico non indifferente. Insomma potrebbe esserci una fattibilità economica in un'operazione di questo tipo.

Stesso discorso per il gruppo di edifici industriali B, posto proprio nel cuore di quell'area omogenea agricola che potrebbe benissimo essere tutelata con la creazione di un cosiddetto Parco Agricolo. Al suo posto ci starebbe molto bene una frazione da contendersi tra Chignolo e Bonate Sotto. Inutile dire che l'architettura di questi piccoli agglomerati sarebbe a bassa intensità oltre che figlia di una progettazione eco-sostenibile (e come potremmo mandar via capannoni per avere in cambio condominiazzi a 4/5 piani?).

Infine in alcuni fondi agricoli potrebbe essere stimolata la piantumazione per la creazione di ampi spazi boscati planiziali un tempo esistenti in queste terre e ormai estinti. Avrebbero anche la funzione di quinta paesaggistica, di cortina verde per nascondere e/o mitigare le aree maggiormente compromesse (comparti industriali).

Bassani oggi


Bassani modificata

Fine del sogno (per ora).

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